I ricercatori hanno scoperto come l’ormone tiroideo influisce sui vasi sanguigni per determinare la temperatura corporea, offrendo una spiegazione della maggiore sensibilità alle variazioni di temperatura ambientale riscontrata in chi soffre di disturbi della ghiandola tiroidea.
Una tiroide iperattiva (ipertiroidismo) può far sentire una persona eccessivamente calda, mentre una tiroide poco attiva (ipotiroidismo) può provocare una sensazione di freddo eccessivo.
Secondo i ricercatori del Karolinska Institutet in Svezia, studi precedenti avevano già attribuito questi fenomeni all’impatto dell’ormone tiroideo sul metabolismo cellulare.
La tiroide produce ormoni in grado di influenzare la dilatazione dei vasi sanguigni, il che a sua volta determina la quantità di calore che il corpo può disperdere.
Per questo studio, pubblicato nel, i ricercatori hanno analizzato topi con un recettore mutato dell’ormone tiroideo (ipotiroidismo recettore-mediato). Questa specifica mutazione coinvolge un particolare tipo di recettore ormonale noto come TRalpha 1.
Secondo i ricercatori, il recettore TRalpha 1 è presente solo in determinati tessuti e la sua mutazione comporta una mancanza di reattività all’ormone tiroideo, in particolare nel sistema nervoso centrale, nelle ossa e nei diversi tipi di muscoli.
La dottoressa Amy Warner, ricercatrice presso il Dipartimento di Biologia Cellulare e Molecolare del Karolinska Institutet, ha affermato:
«Questo semplifica lo studio di alcuni aspetti della disfunzione tiroidea, mentre altri rimangono normali. È ben noto che l’ormone tiroideo accelera il metabolismo basale, influenzando la velocità con cui le cellule metabolizzano, per cui l’ipotiroidismo dovrebbe mostrare l’effetto opposto.»
Il Recettore dell’Ormone Mutato e la Temperatura Corporea Irregolare
Studi precedenti hanno dimostrato che i topi con questa mutazione presentavano un metabolismo iperattivo, dovuto all’energia necessaria per generare calore dal grasso bruno.
«Quando i nostri topi ipotetici mostravano un aumento del metabolismo e bruciavano energia attivando il loro grasso bruno, eravamo inizialmente confusi da questo paradosso e volevamo capire il perché», ha aggiunto la dottoressa Warner.
I ricercatori hanno utilizzato immagini a infrarossi sui topi, rivelando che stavano perdendo una notevole quantità di calore attraverso la coda. Questo ha dimostrato che il recettore mutato dell’ormone tiroideo impediva ai topi di regolare adeguatamente la costrizione dei loro vasi sanguigni.
Il Dr. Warner ha spiegato:
«I topi con un recettore TRalpha 1 non funzionante non riescono a regolare correttamente la loro temperatura corporea a causa del controllo alterato dei loro vasi sanguigni, specialmente in aree utilizzate per la regolazione della temperatura, come la coda.»
Ha continuato:
«Attraverso l’imaging a infrarossi, abbiamo osservato che a temperatura ambiente, i vasi sanguigni della coda non si restringevano correttamente, causando una perdita eccessiva di calore. I topi non riescono a mantenere adeguatamente la temperatura corporea, e devono generare calore dal loro grasso bruno. Questo processo richiede un incremento delle richieste energetiche, spiegando perché questi topi presentano un metabolismo più elevato nonostante l’ipotiroidismo».
Quando i ricercatori hanno somministrato ai topi un farmaco (midodrine) per indurre artificialmente la costrizione vascolare, hanno scoperto che questo invertiva la perdita di calore dalla coda, consentendo ai topi di mantenere una temperatura corporea normale e disattivando l’attivazione del grasso bruno.
«Anche il consumo di ossigeno e l’assunzione di cibo sono stati riportati a livelli normali, il che indica che l’aumento del metabolismo in questi topi era legato alle richieste energetiche del grasso bruno, e non una conseguenza della mutazione stessa», ha aggiunto la dottoressa Warner.
«Analizzando la funzione della muscolatura liscia isolata dall’arteria della coda, abbiamo constatato che il segnale (simpatico) dal cervello alla coda è intatto in questi topi, e il difetto risiede all’interno della massa muscolare liscia stessa».
Nuove Prospettive per il Trattamento dei Disturbi Tiroidei
La dottoressa Warner ha sottolineato che, fino ad oggi, la sensibilità alla temperatura associata ai disturbi tiroidei è stata attribuita esclusivamente agli effetti del metabolismo basale legati all’eccesso o alla carenza di ormone tiroideo.
«Tuttavia, questo studio dimostra che il ruolo dell’ormone tiroideo nel controllo vascolare della temperatura corporea può rivelarsi di particolare importanza», ha aggiunto.
La dottoressa Warner ha anche notato che i risultati di questa ricerca potrebbero aprire la strada a nuove strategie per trattare pazienti tiroidei che segnalano una sensibilità alla temperatura che impatta negativamente sulla loro qualità della vita.
«Inoltre, comprendere a fondo tutte le possibili conseguenze dei disturbi dell’ormone tiroideo è cruciale per fornire un’assistenza completa al paziente.»
Il Dr. Warner ha dichiarato che il team intende condurre ulteriori ricerche per chiarire il motivo per cui la muscolatura liscia non risponde adeguatamente nei topi per regolare la temperatura corporea.
Ha aggiunto: «Ci piacerebbe anche estendere l’uso della termografia a infrarossi agli esseri umani, per valutare se esistano differenze nella dissipazione del calore tra individui eutiroidei e quelli affetti da diverse condizioni tiroidee».
Nuove Ricerche nel 2024
Nel 2024, ulteriori studi stanno esaminando il legame tra l’ormone tiroideo e la regolazione della temperatura corporea, con l’obiettivo di sviluppare nuovi approcci terapeutici per i pazienti. Recenti studi hanno evidenziato l’importanza dell’ormone tiroideo nel mantenimento dell’equilibrio termico, suggerendo che terapie mirate potrebbero migliorare la qualità della vita di chi soffre di disfunzioni tiroidee.
Inoltre, si stanno investigando le potenzialità di biomarcatori specifici per monitorare la risposta vascolare all’ormone tiroideo, permettendo così interventi più precoci e personalizzati. Queste nuove direzioni di ricerca potrebbero trasformare il modo in cui trattiamo le malattie tiroidee, rendendo i trattamenti più efficaci e mirati.