Nuove Scoperte sulla Rigenerazione della Mielina nella SM

Facendo luce su come le cellule rigenerano la guaina mielinica che circonda le fibre nervose nel cervello, un nuovo studio pubblicato apre le porte a trattamenti che potrebbero riparare danni ai nervi e ripristinare la funzione persa nei pazienti con sclerosi multipla (SM).

La SM è una malattia in cui il sistema immunitario attacca e distrugge la mielina, la proteina che isola i nervi del midollo spinale, del cervello e del nervo ottico, impedendo così la fuoriuscita dei segnali elettrici.

Con la progressiva distruzione della mielina, i pazienti possono sperimentare sintomi che variano da un lieve torpore agli arti fino a paralisi o cecità.

La malattia avanza non solo a causa dell’attacco del sistema immunitario, ma anche perché il processo naturale di riparazione fallisce. Le cellule chiamate oligodendrociti possono riparare autonomamente i danni alla mielina attraverso un processo noto come «rimielinizzazione», ma nella SM questo meccanismo non funziona come dovrebbe.

Attualmente, oltre 400.000 persone convivono con la SM nell’Unione Europea, e non esistono terapie approvate che affrontino direttamente la malattia promuovendo la rigenerazione della mielina.

Due risultati delle cellule immunitarie possono essere importanti per la terapia futura

In questo recente studio, condotto dalle università di Edimburgo e Cambridge nel Regno Unito, i ricercatori hanno esaminato le cellule immunitarie chiamate macrofagi, noti per il loro ruolo nella rimielinizzazione. Hanno identificato due caratteristiche fondamentali che potrebbero condurre a nuove terapie in grado di promuovere la rigenerazione della mielina:

  1. Affinché la rimielinizzazione avvenga, i macrofagi devono trasformarsi in cellule anti-infiammatorie.
  2. I macrofagi rilasciano una proteina chiamata activina-A, che stimola attivamente la rimielinizzazione.

Il primo autore, il dott. Veronique Miron, del Medical Council Center for Regenerative Medicine dell’Università di Edimburgo, sottolinea:

«Le terapie attualmente approvate per la sclerosi multipla si concentrano sulla riduzione del danno iniziale alla mielina, ma non promuovono la rigenerazione della mielina.»

Questo studio potrebbe rappresentare un passo avanti nella ricerca di nuovi bersagli farmacologici per migliorare la rigenerazione della mielina e aiutare a ripristinare la funzionalità nei pazienti affetti da sclerosi multipla.

Per il loro studio, Miron e colleghi hanno analizzato la rigenerazione della mielina in campioni di tessuto umano e in modelli murini.

L’obiettivo era comprendere cosa stimoli la rimielinizzazione e quali molecole biologiche, cellule o altri fattori potrebbero essere coinvolti e fungere da bersagli per trattamenti rigenerativi in grado di ripristinare la vista perduta, i movimenti e altre funzioni nei soggetti affetti da SM.

Precedenti ricerche avevano già dimostrato che i macrofagi, oltre a svolgere il loro compito di eliminare patogeni, detriti e materiali indesiderati, sono anche cruciali nella rigenerazione. Ad esempio, esiste un sottogruppo di macrofagi, denominato M2, che è essenziale per la rigenerazione di pelle e muscoli.

Cercare potenziali bersagli farmacologici

Miron e il suo team hanno quindi voluto scoprire se i macrofagi M2 fossero coinvolti anche nella rigenerazione della mielina e se ci fossero molecole specifiche che stimolassero la rimielinizzazione, rendendole potenziali bersagli farmacologici.

Analizzando un modello murino di danno e rigenerazione della mielina, il team ha osservato che i macrofagi M2 aumentavano di numero durante la fase di rimielinizzazione, suggerendo che questi possano regolare il processo.

Dato che gli oligodendrociti sono le cellule responsabili della produzione di mielina nel cervello e nel midollo spinale, Miron e colleghi hanno indagato se i macrofagi M2 potessero attivare gli oligodendrociti autonomamente o necessitassero di collaborare con altre cellule.

Per verificarlo, hanno esposto oligodendrociti a proteine rilasciate dai macrofagi M2 in vitro. Il risultato? Un successo: l’esposizione ha stimolato gli oligodendrociti a produrre più mielina.

Inoltre, quando i macrofagi M2 sono stati esclusi dall’esperimento, la rimielinizzazione è diminuita drasticamente, dimostrando la loro necessità per la rigenerazione della mielina.

Questa osservazione è stata confermata anche in ulteriori studi sui modelli murini di rimielinizzazione e in tessuti cerebrali di pazienti con SM, dove un numero elevato di macrofagi M2 era presente durante una rimielinizzazione efficace, mentre i numeri diminuivano quando il processo non avveniva correttamente.

Il team ha inoltre scoperto che una proteina prodotta dai macrofagi, chiamata activina-A, contribuisce agli effetti rigenerativi dei macrofagi M2.

Alti livelli di activina-A sono stati trovati nei macrofagi M2 durante la rimielinizzazione, e quando hanno aggiunto questa proteina in vitro, gli oligodendrociti hanno iniziato a produrre mielina.

Per confermare il ruolo dell’activina-A, i ricercatori hanno bloccato i suoi effetti sugli oligodendrociti dopo il danno alla mielina, scoprendo che i macrofagi M2 non erano più in grado di stimolarli a produrre mielina.

In conclusione, i risultati indicano un passaggio cruciale nella rigenerazione della mielina: quando i macrofagi M2 rilasciano activina-A, stimolano gli oligodendrociti a produrre mielina.

Potenziale per i farmaci sinergici

Lo studio suggerisce che potrebbe essere possibile combinare farmaci che riducono il danno iniziale alla mielina con quelli che ne favoriscono la rigenerazione nel sistema nervoso centrale, restituendo così le funzioni perdute ai pazienti affetti da SM.

I ricercatori ora intendono approfondire come funziona l’activina-A e se i suoi effetti possano essere potenziati.

Lo studio è stato finanziato dalla MS Society, dal Wellcome Trust e dalla Multiple Sclerosis Society of Canada.

In un altro studio pubblicato all’inizio di quest’anno, i ricercatori hanno descritto come un nuovo trattamento per la SM, che resetta il sistema immunitario del paziente, sia stato trovato sicuro e ben tollerato in un piccolo studio.

Prospettive future nella ricerca sulla SM

Queste scoperte rappresentano una speranza concreta per il futuro dei pazienti affetti da sclerosi multipla. Con una maggiore comprensione dei meccanismi biologici coinvolti nella rimielinizzazione, possiamo aspettarci progressi significativi nello sviluppo di terapie innovative che non solo affrontano i sintomi, ma mirano anche a ripristinare la funzionalità neurologica. La strada è lunga, ma ogni passo avanti è un passo verso una vita migliore per chi vive con questa condizione complessa.

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